
CITTA’ DEL VATICANO - La decisione dei giudici di autorizzare la sospensione della alimentazione ad Eluana Englaro (nella foto), in stato vegetativo da 16 anni, per il neopresidente della Pontificia accademia per la vita, Monsignor Rino Fisichella, giustifica ''di fatto una azione di eutanasia''. Ma la sentenza ''puo' essere impugnata presso una corte superiore, e non e' ancora detta l'ultima parola'' e c'e' ''la possibilita' di ragionare con maggior serenita' e meno emotività''. Tuttavia, una sentenza del genere incide sul dibattito sul testamento biologico, compromette la ricerca di ''soluzioni condivise'' e rischia di alimentare ''tensioni sociali''. Il vescovo-teologo esprime un duplice sentimento, da una parte di ''tristezza e amarezza'' e dall'altra di ''profondo stupore''. ''Profonda amarezza - spiega Fisichella - per come si risolvera' purtroppo una vicenda di dolore, perche' Eluana e' ancora una ragazza in vita, il coma e' una forma di vita e nessuno puo' permettersi di porre fine a una vita personale''. E ''profondo stupore, per come sia possibile che il giudice si sostituisca in una decisione come questa alla persona coinvolta, al legislatore - perche', ha aggiunto, non mi risulta che in Italia ancora ci sia una legislazione in proposito - e anche, soprattutto, ai medici che hanno competenza specifica del caso''. ''Togliere il nutrimento e l'idratazione a Eluana - rimarca Monsignor Fisichella - significa porre una persona malata in una condizione di estrema sofferenza e quindi la soluzione che appare all'orizzonte e' quella di aver giustificato di fatto una azione di eutanasia''. A chi osserva che la ragazza quando era ancora in salute avrebbe espresso la volonta' di non essere mai mantenuta in vita dalle macchine, Monsignor Fisichella replica che ''si tratta di un argomento strumentale, perche' nessuno puo' presentare testimonianze in proposito e qualora cio' fosse stato detto, questo non giustifica la decisione di togliere il nutrimento: tante volte in un momento di crisi ci si lascia andare a frasi di sconforto, ma non per questo un giudice puo' autorizzare un’azione di morte: sulla intenzionalita' delle persone dobbiamo essere sempre cauti, perche' le intenzioni si modificano nel corso del tempo e della vita, a seconda delle esperienze che vengono vissute, c'e' sempre la possibilita' di un ripensamento, di una ritrattazione''. La vita umana, ricorda il vescovo, e' indisponibile, ''dobbiamo accettare la vita umana come un profondo mistero che si sottrae al filosofo, al magistrato, allo scienziato, al legislatore e anche al sacerdote: ognuno di noi - sottolinea - e' chiamato a rispettare il mistero di ogni vita e a non cadere nella tentazione, purtroppo oggi molto diffusa, di leggere la vita soltanto in maniera utilitaristica: nessuno puo' stabilire quando una vita e' degna di essere vissuta''. Interpellato sulla possibile influenza della decisione dei giudici sul quadro legislativo italiano, Monsignor Fisichella ricorda che nella scorsa Legislatura sono stati presentati in Parlamento nove progetti legislativi sul testamento biologico; ''Penso - ha commentato il prelato - che una sentenza come questa toglie di fatto al legislatore la possibilita' di ragionare su questi temi cosi' delicati, di riflettere in maniera il piu' possibile profonda, trovando delle soluzioni unitarie, condivise, per evitare il piu' possibile ulteriori tensioni sociali in proposito; questa e' una sentenza che alla fine non permette di affrontare queste tematiche con il piu' largo respiro possibile''.
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