mercoledì 9 luglio 2008

IL TRIBUNALE DICE SI': "ELUANA PUO' MORIRE DI FAME E SETE". IL VATICANO ALZA LA VOCE. MONSIGNOR FISICHELLA: "QUESTA E' EUTANASIA"


CITTA’ DEL VATICANO - La decisione dei giudici di autorizzare la sospensione della alimentazione ad Eluana Englaro (nella foto), in stato vegetativo da 16 anni, per il neopresidente della Pontificia accademia per la vita, Monsignor Rino Fisichella, giustifica ''di fatto una azione di eutanasia''. Ma la sentenza ''puo' essere impugnata presso una corte superiore, e non e' ancora detta l'ultima parola'' e c'e' ''la possibilita' di ragionare con maggior serenita' e meno emotività''. Tuttavia, una sentenza del genere incide sul dibattito sul testamento biologico, compromette la ricerca di ''soluzioni condivise'' e rischia di alimentare ''tensioni sociali''. Il vescovo-teologo esprime un duplice sentimento, da una parte di ''tristezza e amarezza'' e dall'altra di ''profondo stupore''. ''Profonda amarezza - spiega Fisichella - per come si risolvera' purtroppo una vicenda di dolore, perche' Eluana e' ancora una ragazza in vita, il coma e' una forma di vita e nessuno puo' permettersi di porre fine a una vita personale''. E ''profondo stupore, per come sia possibile che il giudice si sostituisca in una decisione come questa alla persona coinvolta, al legislatore - perche', ha aggiunto, non mi risulta che in Italia ancora ci sia una legislazione in proposito - e anche, soprattutto, ai medici che hanno competenza specifica del caso''. ''Togliere il nutrimento e l'idratazione a Eluana - rimarca Monsignor Fisichella - significa porre una persona malata in una condizione di estrema sofferenza e quindi la soluzione che appare all'orizzonte e' quella di aver giustificato di fatto una azione di eutanasia''. A chi osserva che la ragazza quando era ancora in salute avrebbe espresso la volonta' di non essere mai mantenuta in vita dalle macchine, Monsignor Fisichella replica che ''si tratta di un argomento strumentale, perche' nessuno puo' presentare testimonianze in proposito e qualora cio' fosse stato detto, questo non giustifica la decisione di togliere il nutrimento: tante volte in un momento di crisi ci si lascia andare a frasi di sconforto, ma non per questo un giudice puo' autorizzare un’azione di morte: sulla intenzionalita' delle persone dobbiamo essere sempre cauti, perche' le intenzioni si modificano nel corso del tempo e della vita, a seconda delle esperienze che vengono vissute, c'e' sempre la possibilita' di un ripensamento, di una ritrattazione''. La vita umana, ricorda il vescovo, e' indisponibile, ''dobbiamo accettare la vita umana come un profondo mistero che si sottrae al filosofo, al magistrato, allo scienziato, al legislatore e anche al sacerdote: ognuno di noi - sottolinea - e' chiamato a rispettare il mistero di ogni vita e a non cadere nella tentazione, purtroppo oggi molto diffusa, di leggere la vita soltanto in maniera utilitaristica: nessuno puo' stabilire quando una vita e' degna di essere vissuta''. Interpellato sulla possibile influenza della decisione dei giudici sul quadro legislativo italiano, Monsignor Fisichella ricorda che nella scorsa Legislatura sono stati presentati in Parlamento nove progetti legislativi sul testamento biologico; ''Penso - ha commentato il prelato - che una sentenza come questa toglie di fatto al legislatore la possibilita' di ragionare su questi temi cosi' delicati, di riflettere in maniera il piu' possibile profonda, trovando delle soluzioni unitarie, condivise, per evitare il piu' possibile ulteriori tensioni sociali in proposito; questa e' una sentenza che alla fine non permette di affrontare queste tematiche con il piu' largo respiro possibile''.

giovedì 3 luglio 2008

IL NO DEI LEFEBVRIANI AL VATICANO


La Fraternita' ‘San Pio X’ non vuole interrompere le trattative con il Vaticano per il suo rientro nella Chiesa Cattolica, ma rifiuta l'ultimatum del 30 giugno contenuto nella lettera del Presidente del Pontificio Consiglio ‘Ecclesia Dei’, il Cardinale Dario Castrillon Hoyos. "Non vogliamo accordi ottenuti nella precipitazione", spiega Monsignor Bernard Fellay, il Superiore dei cosiddetti ‘lefebvriani’, in una lettera ufficiale inviata alla Santa Sede resa nota nelle scorse ore dall'agenzia francese d'informazione religiosa ‘I-media’. Il documento critica "il carattere vago" delle condizioni romane (l'offerta cioe' di una autonomia giuridica dagli episcopati locali in cambio dell'impegno a non criticare piu' il Papa e il suo Magistero) e una certa "pressione mediatica" che ha portato ad enfatizzare ulteriormente la scadenza indicata da Castrillon Hoyos. Secondo il vescovo Fellay (uno dei quattro consacrati illecitamente da Monsignor Marcel Lefebvre 20 anni fa), le cinque condizioni poste da Oltretevere alla Fraternita' "sembrano dirette a ottenere un clima favorevole a un dialogo ulteriore piuttosto che rappresentare degli impegni precisi su dei punti determinati". La Fraternita' ‘San Pio X’ esprime in proposito l'auspicio che "tale dialogo si situi al livello dottrinale e tenga conto di tutte le questioni che, se eluse, renderebbero presto obsoleto quanto verrebbe frettolosamente stabilito". La risposta dei ‘lefebvriani’ sottolinea inoltre che "il ritiro dei decreti di scomunica del 1988 incoraggerebbe la serenita' di un tale dialogo". Quanto alla condizione proposta da Roma di "evitare le critiche al Magistero del Santo Padre e non proporre la Fraternita' in contrapposizione con la Chiesa", la nota ribadisce che gli eredi dell'arcivescovo Lefebvre non hanno "nessuna pretesa di esercitare un magistero alternativo rispetto a quello del Santo Padre", ne' vogliono "opporsi alla Chiesa". Questo, precisa "I-media" correggendo interpretazioni diffuse in questi giorni su Internet e riprese dai giornali, "e' il senso della risposta che il vescovo Fellay ha dato all'ultimatum in una lettera a Papa Benedetto XVI". La lettera in lingua francese indirizzata dal Cardinale Dario Castrillon Hoyos al vescovo Bernard Fellay, a seguito di un colloquio tra i due avvenuto lo scorso 4 giugno, e' stata resa nota sul blog dal vaticanista Andrea Tornielli. Le "condizioni" per la ricomposizione dello scisma e il rientro dei lefebvriani nella Chiesa di Roma erano articolate in cinque punti: "L'impegno a una risposta proporzionata alla generosita' del Papa; l'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carita' ecclesiale; l'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternita' in contrapposizione alla Chiesa; limpegno a dimostrare la volonta' di agire onestamente nella piena carita' ecclesiale e nel rispetto dell'autorita' del Vicario di Cristo; l'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di giugno - per rispondere positivamente". "Questa - precisa la lettera pubblicata da Tornielli - sara' una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione". L'accettazione del Concilio e della validita' della nuova Messa sono state indicate invece come "condizioni generali previe" dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, in una dichiarazione alla stampa francese. All'indomani della diffusione della lettera e della precisazione di padre Lombardi, il sito della radio americana ‘Voice of Catholic’ aveva pubblicato un'omelia dai toni piuttosto accesi pronunciata da Fellay la domenica precedente a Winona, in Minnesota. Le agenzie internazionali hanno interpretato questo testo (con una fretta che ai lefebvriani appare oggi un po' sospetta) come una risposta negativa alla proposta vaticana. "L'unica cosa che ci dicono e' 'chiudete la bocca', ma noi non intendiamo chiuderla", aveva detto Monsignor Fellay, spiegando ai suoi seguaci presenti alla liturgia che se "Roma ci dice: va bene, siamo pronti a togliere la scomunica, ma non potete andare avanti cosi', non abbiamo altra scelta: porteremo avanti cio' che abbiamo fatto".

domenica 29 giugno 2008

IL PAPA: POCHI ESORCISTI, PROVVEDERO'

‘Non Praevalebunt’. La promessa irrevocabile di Cristo a Pietro si rinnova magnificamente con il Magistero di Benedetto XVI: le porte degli inferi non prevarranno! L’ultima conferma dell’impegno pontificio nella lotta a Satana e ai suoi ‘angeli decaduti’, è giunta Mercoledì 25 Giugno, quando al termine dell’Udienza Generale, Monsignor Andrea Gemma, meglio noto come il ‘Vescovo-esorcista’ essendo l’unico prelato in Italia ad esercitare il ministero della liberazione dagli spiriti maligni, ha incontrato il Papa e gli ha sottoposto il problema della preoccupante carenza di esorcisti in Italia. Una situazione - grave - che il Santo Padre, come anticipato nei mesi scorsi da ‘Petrus’ e confermato da lui stesso a Monsignor Gemma, nostro prezioso e stimato collaboratore, ha intenzione di affrontare e risolvere una volta per tutte. ‘Me ne sto già occupando - ha assicurato Benedetto XVI a Monsignor Gemma -. Proprio qualche giorno fa ne ho parlato nuovamente con i Dicasteri competenti e si è rafforzata in me la convinzione che bisogna provvedere alla scarsità di esorcisti’. I Dicasteri competenti a cui ha accennato il Pontefice sarebbero le Congregazioni per la Dottrina della Fede e per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Ma quello che più conta è la conferma ufficiale da parte dello stesso Benedetto XVI: della questione si discute regolarmente in Vaticano e sono pronti i dovuti rimedi dopo interi decenni di sottovalutazione del caso. Una nota chiarificatrice, un’esortazione, un’istruzione: al momento non è dato sapere con esattezza come il Papa intenda disporre che ogni Vescovo nomini almeno un esorcista per Diocesi, ma quello che è certo è che, probabilmente già dopo l’estate, da Oltretevere si alzerà la voce per far sì che in ogni Curia, e quindi in ogni provincia d’Italia, vi sia la presenza stabile di un esorcista. Come è noto, attualmente, in considerazione dello ‘scetticismo’ e dell’incredulità di molti Vescovi diocesani, i posseduti da Satana, così come i vessati o comunque coloro che sono disturbati dalla presenza nel corpo di spiriti infernali, sono costretti a girare tutta Italia alla ricerca di un sacerdote che abbia il mandato del proprio Ordinario per esorcizzare. Naturalmente, questo è solo l’ultimo dei problemi: chi è posseduto attraverserebbe il mondo intero pur di essere ‘liberato’ dal Demonio, ma molte volte diventa un’impresa trovare un esorcista (per giunta preparato) anche in altre Regioni. Come accennato da noi qualche riga sopra e denunciato da tempo dai più autorevoli esorcisti della nostra Penisola (Padre Gabriele Amorth e Monsignor Andrea Gemma su tutti), moltissimi Vescovi, infatti, non credono all’esistenza del Diavolo e alla sua azione straordinaria, la possessione. Grazie a Dio, il Papa non è della stessa opinione e, dunque, con il suo ‘Non Praevalebunt’ presto disporrà che in tutte le Diocesi operi un esorcista. Benedetto XVI si conferma così il Pontefice della lotta senza sosta a Satana.

sabato 21 giugno 2008

IL NON 'PRAEVALEBUNT' DI BENEDETTO


Considero importantissimi i continui richiami del Santo Padre Benedetto XVI alla pericolosa esistenza reale di Satana e dell'Inferno. Il Papa, in questo modo, intende metterci in guardia dai rischi di una vita dissoluta e senza Dio che, inevitabilmente, ci condannerebbe al fuoco eterno. Pensiamo alla stupenda Enciclica 'Spe Salvi', in cui il Pontefice evidenzia come un giorno (quando saremo chiamati a rendere conto delle nostre opere all'Altissimo) i 'malfattori' non potranno sedere accanto ai 'giusti'. Come qualsiasi essere umano fragile e indegno, conosco benissimo l'attività 'ordinaria' di Satana (le tentazioni e il peccato), ma come studioso demonologia conosco purtroppo bene anche l'attività 'straordinaria' del Demonio (possessione, ossessione, infestazione e vessazione diabolica). In particolar modo tra i giovani, dilagano l'esoterismo, le messe nere, le consacrazioni a Satana e i ricorsi ai maghi per fatture, maledizioni, legature e altri riti che richiamano su di sè o sulle vittime designate dei sortilegi l'arrivo degli angeli dei caduti, degli spiriti infernali, dei servi di Lucifero. Qualche mese fa (lo stesso accadde ancora prima a Monsignor Gemma) mi capitò di assistere all'esorcismo di una ragazza della provincia di Caserta posseduta dal Demonio. Siccome è abitudine mostrare immagini sacre agli ossessi durante gli esorcismi, l'esorcista infilò la mano in tasca per cercare un 'santino' di Santa Gemma Galgani, ma per errore estrasse una foto di Benedetto XVI. Apriti cielo! Ben 7 ragazzi non riuscivano a trattenere sulla sedia questa giovane posseduta. Lo spirito maligno che la possedeva, infatti, voleva a tutti i costi distruggere l'immaginetta del Papa per distruggerla (e, a suo dire, suonarne quattro a noi...). Fu così che dopo una decina di minuti di urla (del Demonio) e di invocazioni ai Santi (dell'esorcista e dei suoi collaboratori), fu chiesto a questo spirito infernale, ordinandogli nel nome di Gesù Cristo di non mentire, perchè detestasse tanto la vista del Papa. La risposta fu eloquente: "Non lo sopportiamo più, il suo Magistero è un esorcismo continuo; ogni parola, ogni gesto, ogni sua benedizione ci allontana dagli uomini. Questo Papa è ancora più forte di quello polacco (Giovanni Paolo II)". Ecco, alla luce di tutto ciò, ritengo che da Leone XIII in poi (fu suo l'esorcismo in latino più utilizzato nel mondo), Benedetto XVI sia il Pontefice che più di tutti, con il suo Magistero (ma anche da Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede), si stia adoperando per metterci in guardia da ciò che si dimentica troppo spesso: l'Inferno esiste e non è vuoto; ognuno di noi rischia di meritare la dannazione eterna (e di dover affrontare casi di possessione) se perde il senso del peccato e si consegna deliberatamente a Satana. Con il Magistero di Benedetto XVI, si rinnova la promessa di Cristo a Pietro: "...Non praevalebunt...". Le porte degli inferi non preverranno. Sia lodato Gesù Cristo!

martedì 17 giugno 2008

IN GINOCCHIO AL COSPETTO DEL SIGNORE


Come è noto, il Santo Padre Benedetto XVI, durante le ultime celebrazioni pubbliche (il Corpus Domini di Roma e le Messe di Santa Maria di Leuca e Brindisi), ha amministrato la Comunione - Corpo e Sangue di Cristo - ai fedeli fatti inginocchiare su un'apposita balaustra, come accadeva con il glorioso rito romano antico. Dopo il Motu Proprio 'Summorum Pontificum', che ha liberalizzato l'accesso e la celebrazione della Santa Messa in latino secondo i libri liturgici di San Pio V, questa iniziativa del Papa è indubbiamente mirata alla riscoperta del valore e del Mistero di Cristo che si fa Corpo e Sangue per noi nell'Eucaristia. Un segnale chiaro, anche se non un vero e proprio atto magusteriale, che vuole far evidentemente intendere come il modo più corretto di ricevere la Comunione sia in ginocchio e sulla lingua, anzichè in piedi e addirittura in mano. Voi cosa ne pensate?